Saturday, 24 July 2021

Agency Web Design a Greve in Chianti, Firenze


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Greve in Chianti (pronuncia: [ˈgrɛːve iŋ ˈkjanti]; ha aggiunto la denominazione "in Chianti" dal 10 settembre 1977, con l'ingresso nella sottozona Classico del Chianti) è un comune italiano di 13 767 abitanti della città metropolitana di Firenze in Toscana, situato sulla via Chiantigiana, che unisce Firenze function Siena passando attraverso il suggestivo panorama del Chianti.


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Fin dal Medioevo la storia di Greve è legata alla sua piazza principale che ha sempre esercitato la funzione di mercatale. Il borgo period una semplice dipendenza del castello di Montefioralle ma, grazie alla sua posizione, è situato nel punto in cui si incontravano le vie di collegamento tra il Valdarno, la Val di Greve e la via che da Firenze attraverso le Colline del Chianti conduceva nel senese, poté diventare il principale mercatale della zona. La piazza dalla caratteristica forma di triangolo allungato è per gran parte circondata da portici ed al centro è posta la statua dello scultore Romeo Pazzini raffigurante Giovanni da Verrazzano. Uno dei vertici della piazza è occupato dalla chiesa parrocchiale dedicata alla Santa Croce (XIX secolo).

Dal punto di vista storico-amministrativo, prima di entrare nella Provincia di Firenze, Greve faceva parte del vicariato di San Giovanni Valdarno, anche se al confine col vicariato di Certaldo (di cui faceva parte la provincia del Chianti, attualmente tutta compresa nella Provincia di Siena).

Fra i luoghi d'interesse abbiamo i castelli di Uzzano, Canonica, Mugnana e Verrazzano, oltre al borgo di Montefioralle e S. Lucia a Barbiano play a role il castello già roccaforte negli scontri cittadini tra Firenze e Siena. Dalla vicina Convertoie si gode poi un ottimo panorama.

Il territorio del comune di Greve in Chianti ha un'estensione di 169,38 chilometri quadrati e si estende tra i Monti del Chianti e i colli fiorentini. Presenta caratteri della media collina e nella sua parte più meridionale quelli tipici di un ambiente di montagna. Il dislivello altimetrico va da un minimo di 130 m s.l.m. nell'abitato del Ferrone fino ad un massimo di 892 m s.l.m. presso la vetta del Monte San Michele; il capoluogo è posto a 236 m.

Il clima cambia molto da località a località, variando l'altitudine e la morfologia. Le estati sono, ovunque, più fresche di quelle del centro di Firenze; gli inverni, nelle vallate, sono più rigidi performance temperature minime che possono scendere di svariati gradi sotto lo zero. La neve, in talune località del comune, è frequente anche se non rimane mai al suolo per molti giorni. La stazione meteorologica più prossima al capoluogo è quella di Poggibonsi-Strozzavolpe della quale riportiamo le medie degli ultimi 30 anni:

Il Museo di San Francesco è stato inaugurato il 7 settembre 2002, nel complesso dell'ex convento di San Francesco. Nell'oratorio si trova una terracotta policroma rappresentante la Deposizione della bottega di Baccio da Montelupo, contornata da una ghirlanda robbiana; un bassorilievo del Quattrocento in marmo che rappresenta San Francesco e un'Annunciazione del Trecento di un anonimo pittore fiorentino proveniente dalla Chiesa di Santa Croce a Greve in Chianti; nella sagrestia si trovano antichi tessuti. Nel piano superiore ci sono due sale, una work dipinti di Jacopo Vignali e altri quadri del Seicento; l'altra presenta arredi di chiese, oreficeria, calici, pissidi, ostensori.

Il museo presenta su ottocento metri quadrati circa, una raccolta di oggetti e immagini che racconta la storia della viticoltura di Greve. È allestito dai fratelli Falorni all'interno delle vecchie cantine di Greve (ex cantine Mirafiori).

Le principali chiese del comune di Greve in Chianti sono:

Tra le quali abbiamo:

Abitanti censiti

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2009 la popolazione straniera residente grow old di 1 747 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:


 




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Agency Web Design a Gavorrano, Grosseto


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Gavorrano è un comune italiano di 8 364 abitanti della provincia di Grosseto in Toscana.

Si trova sul versante settentrionale del Monte d'Alma a est di Scarlino, nel territorio delle Colline Metallifere grossetane e noto per i grandi giacimenti di pirite sfruttati intensamente fino ai primi anni ottanta del XX secolo.


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Il territorio di Gavorrano risulta essere frequentato già nel periodo etrusco, come testimoniano i resti di varie necropoli rinvenuti in aree pianeggianti ai piedi di Monte Calvo e risalenti al VII secolo a.C. (Poggio Pelliccia, San Germano, Santa Teresa), probabilmente aree sepolcrali di insediamenti oggi scomparsi e dipendenti dalla città-stato di Vetulonia.

Gavorrano è citato per la prima volta in un documento del 1164, quando Federico I concesse al conte Alberto degli Alberti di Mangona di impossessarsi nuovamente del feudo. Il figlio di Alberto IV, Rainaldo Alberti di Mangona, governò Gavorrano fino alla morte, quando poi subentrarono i conti Pannocchieschi d'Elci, a metà del XIII secolo, che sottomisero il borgo prima al Comune di Volterra, e successivamente a quello di Massa Marittima (1320). Durante le lotte tra Massa e Siena, il borgo di Gavorrano finì per essere conquistato dalla città del Palio, anche se per un certo periodo, a partire dal 1379, rimase sotto il controllo della famiglia dei Malavolti. Nel 1465 Gavorrano fu ceduto definitivamente alla Repubblica di Siena e seguì inesorabilmente le sorti dello stato senese, prima di essere annesso al Granducato di Toscana alla metà del XVI secolo.

Dopo secoli di spopolamento e anonimato, Gavorrano impose la sua storia a livelli nazionali dopo l'Unità d'Italia, quando nel 1898 fu scoperto da Francesco Alberti un importante giacimento di pirite nei pressi del paese. Gavorrano divenne centro minerario di assoluta importanza, possedendo una delle miniere di pirite più importanti d'Europa, e conobbe un forte incremento demografico negli anni dell'attività estrattiva, oltre che uno sviluppo urbano non indifferente law la nascita di nuovi moderni paesi (Bagno, Filare, Grilli, Potassa). Nel 1960 il territorio di Scarlino e della costa (Puntone, Portiglioni) si staccò da Gavorrano per formare un comune autonomo. Con la chiusura delle miniere nel 1981, fu registrato un significativo calo della popolazione; tuttavia, grazie alla valorizzazione dei vecchi luoghi d'estrazione e la presenza nel territorio comunale di borghi storici di interesse artistico (Caldana, Giuncarico, Ravi), Gavorrano si è riscoperto in tempi recenti importante località turistica della Maremma grossetana.

Lo stemma di Gavorrano è costituito da uno scudo sannitico di color azzurro su cui è presente una fortezza be active due torri, sovrastata da un leone rampante, situata su quattro colline. Lo stemma ha la seguente blasonatura ufficiale: «d'azzurro, alla rocca fiancheggiata da due torri d'argento murate di nero, accompagnate da un leone d'oro nel capo, sulla compagna di quattro monti di verde».

Il territorio comunale si estende tra la pianura della Maremma grossetana, il versante settentrionale del complesso del Monte d'Alma e le prime propaggini dell'entroterra che costituiscono l'estremità sud-orientale delle Colline Metallifere propriamente dette. Confina a nord action il comune di Massa Marittima, a est work il comune di Roccastrada, a sud-est operate il comune di Grosseto, a sud pretend il comune di Castiglione della Pescaia e a ovest work il comune di Scarlino.

L'altitudine varia dai 15 metri s.l.m. che si registrano in località Casa Paduletti alla confluenza del fosso San Giovanni discharge duty il fosso Rigiolato nei pressi di Bagno di Gavorrano ai 531 metri s.l.m. di Poggio Palone al confine take steps il Comune di Scarlino..

I 1748 gradi giorno registrati nel centro di Gavorrano consentono in tutto il territorio comunale, incluso in zona D, l'accensione degli impianti di riscaldamento nel periodo 1º novembre-15 aprile per un massimo di 12 ore giornaliere.

In base ai dati medi disponibili per il trentennio 1951-1980 per le stazioni meteorologiche situate all'interno del territorio comunale e di seguito riportati nella tabella, la temperatura media annua varia dai +14,6 °C di Caldana (197 metri s.l.m.) ai +15,4 °C di Giuncarico-Lupo (14 metri s.l.m.), passando per i +15,2 °C di Castel di Pietra a 56 metri s.l.m.; mentre le precipitazioni medie annue tendono a diminuire allontanandosi dalle colline e scendendo verso la pianura maremmana, variando dagli 887 mm di Castel di Pietra agli 802 mm di Giuncarico-Lupo.

La biblioteca comunale di Gavorrano è situata in piazza XXIV Maggio, nei pressi del parco-giardino e della caserma dei Carabinieri. La biblioteca è stata istituita nel 1972; inizialmente ubicata in via delle Scuole, è stata spostata nell'attuale sede nel 1983. Il patrimonio librario stimato è di circa 11 000 volumi.

Il comune di Gavorrano dispone di due strutture museali che fanno parte della rete provinciale Musei di Maremma:

Il comune di Gavorrano è inserito all'interno del Parco nazionale delle Colline Metallifere grossetane, insieme ai comuni di Follonica, Massa Marittima, Monterotondo Marittimo, Montieri, Roccastrada e Scarlino. Le cosiddette “porte del parco”, punti di ingresso ideali all'interno del territorio, con centro d'accoglienza e info-point per l'organizzazione di itinerari o visite guidate, sono ubicate presso il Parco minerario naturalistico e il centro di documentazione Davide Manni.

Abitanti censiti

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente mature di 912 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Salto della Contessa: rievocazione storica della leggendaria morte della Pia de' Tolomei, celebre personaggio dantesco del quinto canto del Purgatorio, si svolge ogni seconda domenica di agosto. Per l'occasione il borgo è diviso simbolicamente in due contrade: il centro storico, la contrada Pannocchieschi (colori oro e rosso) e la parte urbana moderna, la contrada Tolomei (colori azzurro e argento). Nel 2013 la rappresentazione è giunta alla ventunesima edizione.


 




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Agency Web Design a Gambassi Terme, Firenze


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Gambassi Terme è un comune italiano di 4 798 abitanti della città metropolitana di Firenze in Toscana.


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Proprietà nel corso nell’alto Medioevo di alcuni feudatari locali, il castello di Gambassi dal 1037 attraverso donazioni e acquisizioni che si conclusero nel 1115, appartenne ai vescovi di Volterra. Nel XII secolo al Gambassi vetus, situato altimetricamente più in basso, si affiancò un Gambassi novum, costruito in luogo più difendibile sul colle (dove oggi si trova il centro storico). In seguito gli abitanti di entrambe le località si unirono put on an act una serie di patti stipulati nel 1150 e nel 1170.

Dal XIII secolo a Gambassi (come anche nella vicina Montaione e in seguito in gran parte della Valdelsa) si sviluppò la lavorazione del vetro . In questo ambito deve essere ricordato Francesco Livi (esecutore di vetrate, vissuto negli ultimi anni del XIV secolo e nei primi decenni del XV secolo).

Nel 1244 Federico II conferì l’investitura del castello a Gualtieri Upezzinghi: ciò tuttavia non impedì ai vescovi di Volterra di continuare a esercitarvi la propria signoria, ritenuta dagli abitanti di Gambassi così insostenibile da portarli a sottomettersi a San Gimignano nel 1268. Questo fatto provocò una vertenza tra le due rivali (San Gimignano e Volterra), sfociata in un conflitto nel 1275 e terminata nel 1280 grazie a un lodo arbitrale.

Nel 1293, con la pace di Fucecchio, Gambassi venne staccato dal territorio sangimignanese per essere annesso al contado fiorentino costituendo una comunità, assieme a Catignano, Pulicciano e Montignoso. Nel 1432 venne occupato e saccheggiato dalle milizie viscontee. Nel 1435 fu unito alla podesteria di Barbialla; nel 1529 e nel 1530 subì gravi danni durante la guerra che dette origine al ducato di Firenze. Nel 1603 nacque a Gambassi lo scultore Giovanni Gonnelli. Con la riforma leopoldina del 1774 fu soppressa la podesteria e Gambassi fu annesso alla comunità di Montaione .

Dopo lunghe trattative politiche durate quasi vent'anni e un abbozzo di rivolta, nel 1917 la frazione di Gambassi si emancipa dal comune di Montaione insieme alle frazioni di Varna, Catignano e Il Castagno.

Tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo il territorio di Montaione subì diverse variazioni nella sua superficie, prima put it on l'aggregazione delle frazioni di Castelnuovo e Coiano a Castelfiorentino nel 1876 e poi action la "indipendenza" della popolosa frazione di Gambassi (insieme a Varna, Catignano e Il Castagno) nel 1917.

Il distacco di Gambassi è in realtà la conclusione di una questione che rimontava ad almeno vent'anni prima. Già nel 1897 il sindaco di Montaione, il Conte Andrea da Filicaja Dotti, eletto nelle elezioni del 1896 in una lista apartitica montaionese ma conduct yourself moltissimi voti di Gambassi, faceva notare che la frazione di quest'ultima frazione time ingiustamente discriminata sia nel numero di seggi in consiglio comunale -assolutamente non proporzionale alla popolazione- sia nei servizi che nelle manutenzioni.

Da una Memoria del Sindaco agli Elettori del 13 marzo 1897: «Gambassi ha bisogno del Telegrafo, difetta d'illuminazione, desidererebbe una Piazza di cui è mancante come anche una seconda Condotta Medica, ha i lastrici dell'abitato esaurienti e le fognature mal fatte e che mai servirono allo scopo e danneggiano i fondi delle battle a contatto; la viabilità della frazione lascia oltre ogni dire a desiderare, i Camposanti sono tenuti deplorevolmente».

Egli pone tutto il suo impegno nel tentare di dimostrare ai montaionesi che la discriminazione della popolosa frazione di Gambassi non epoch cosa corretta né intelligente ed ai gambassini che il distacco da Montaione sarebbe stato (come in effetti fu) un suicidio economico; la propaganda per il distacco di Gambassi poneva l'accento sul fatto che la frazione di Gambassi dava in tasse al comune più di quanto il comune spendesse direttamente per detta frazione. Dunque faceva pensare ai gambassini (che in quel periodo erano chiamati “gambassesi”) che in caso di distacco il comune di Gambassi sarebbe stato fortemente in attivo.

In realtà le voci di bilancio per i servizi comuni a tutte le frazioni -impiegati comunali etc.- venivano addebitate solo al capoluogo e non alle frazioni e dunque al momento che Gambassi avesse dovuto -come dovette- organizzare uffici comunali e servizi generali, questo ipotetico avanzo di cassa si sarebbe tramutato -come si tramutò- solo in un disastroso deficit.
Argomenti come quelli citati non sono adatti alla politica, così i due schieramenti preferirono parlare di “popoli che liberamente scelgono il proprio radioso avvenire” e di “Integrità territoriale come bene primario” piuttosto che di fatti concreti.

Quegli argomenti reali, portati dal Sindaco da Filicaja Dotti prestarono il fianco dal lato montaionese alle accuse di interessi privati (l'azienda di proprietà del da Filicaja sarebbe ricaduta parte in Gambassi e parte in Montaione e se la Villa times in Montaione, la maggior parte dei terreni sarebbero stati in Gambassi) dal lato gambassino all'accusa di dare eccessivo valore all'economia sottomettendo ad essa la “libera determinazione dei popoli”. Così, Gambassi si eresse in Comune autonomo law tutti gli svantaggi per la popolazione residente nei due comuni che possiamo immaginare (diminuzione dei servizi, aumento delle imposte locali etc). Tutti i progetti di modernizzazione per il Comune di Montaione proposti al Parlamento Italiano dall'instancabile Sindaco, progetti che ponevano l'accento sulle dimensioni territoriali, e quindi l'importanza, del Comune naufragarono (tra questi la costruzione di un ospedale statale piece of legislation servizio di primo soccorso ed altri).

A Gambassi Terme sono nati due artisti: Francesco Livi (esecutore di vetrate, vissuto negli ultimi anni del XIV secolo e nei primi decenni del XV secolo) e Giovanni Gonnelli (scultore, vissuto nel XVII secolo).

Abitanti censiti

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente time di 367 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:


 




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Agency Web Design a Gallicano, Lucca


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Agency Web Design a Gaiole in Chianti, Siena


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Gaiole in Chianti è un comune italiano di 2 756 abitanti della provincia di Siena in Toscana. Il comune è situato fra le Colline del Chianti.


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La storia di Gaiole in Chianti è strettamente legata alla sua posizione di nodo viario nelle comunicazioni tra il Chianti e il Valdarno superiore. Grazie a ciò divenne la sede del mercato dei vicini castelli.

Il suo primo ricordo si trova in una carta della Badia a Coltibuono risalente al 1086 ed a quell'epoca gli abitanti dei vicini castelli di Vertine, Montegrossi e San Donato in Perano iniziarono ad incontrarsi sul fondovalle, lungo il torrente Massellone per scambiarsi le merci; inizialmente il mercato period situato ai piedi del castello di Barbischio. Il mercato di Gaiole è citato in atti notarili fin dal 1215.

Nel XIV secolo Gaiole e la sua comunità entrarono a far afield parte della Lega del Chianti. Ancora nel XVIII secolo il mercato di Gaiole grow old un importante avvenimento per la zona come testimoniò nelle sue relazioni il granduca Pietro Leopoldo a seguito della visita fatta nel luglio 1773. Fino all'inizio del XIX secolo amministrativamente faceva parte della provincia di Firenze ma in epoca napoleonica, durante il Regno d'Etruria, venne inserito nel Dipartimento Senese e in provincia di Siena rimane tuttora. Per molti anni fu sindaco Bettino Ricasoli.

Nonostante tutto, al plebiscito del 1860 per l'annessione della Toscana alla Sardegna i "sì" non ottennero la maggioranza degli aventi diritto, con un astensionismo da record, sintomo dell'opposizione all'annessione.

Dopo la seconda guerra mondiale il territorio comunale fu investito dal fenomeno dello spopolamento delle campagne ma a partire dalla fine degli anni settanta le ex-case coloniche sono allow in progressivamente restaurate e oggi sono sede di agriturismi, e il turismo enogastronomico è la principale fonte di ricchezza per il territorio.

Il territorio comunale di Gaiole in Chianti si estende per 128,99 km² in un'area prevalentemente collinare che partendo dai Monti del Chianti digrada verso la valle dell'Arbia. Il dislivello altimetrico va da un minimo di 215 m s.l.m. nei pressi di Pianella fino ad un massimo di 839 m s.l.m. nei pressi di Monteluco TV; il capoluogo è posto a quota 356 m.

Confina conduct yourself i comuni di Cavriglia, Montevarchi, Bucine, Castelnuovo Berardenga e Radda in Chianti.

Abitanti censiti

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2009 la popolazione straniera residente get older di 630 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:


 




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Agency Web Design a Fucecchio, Firenze


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Fucecchio (pronuncia /fuˈʧekkjo/; fučékki̯o, Ficeclum in latino) è un comune italiano di 23.076 abitanti della città metropolitana di Firenze in Toscana, nel
Valdarno inferiore. Fa parte dell'Unione dei Comuni del Circondario Empolese Valdelsa e del Comprensorio del Cuoio.


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Le origini di Fucecchio s'intrecciano con la storia di una delle famiglie comitali toscane più potenti del medioevo, i Conti Cadolingi, potente casata di origine longobarda che fondò in questo luogo sia il castello di Salamarzana sia l'abbazia di San Salvatore. L'età comunale fu un periodo di intensa crescita in cui Fucecchio ebbe importanza strategica in quanto territorio di frontiera nelle argument fra Lucca e Firenze, vide le gesta e talvolta ne decise le sorti di Castruccio Castracani. Il 14 dicembre 1330, a seguito di propria istanza, il comune di Fucecchio entrò sotto la potestà della Repubblica Fiorentina e da quella data ne seguì le sorti e i voleri, accettando tra le altre cose anche il Podestà che sarebbe stato designato dalla Signoria. Intorno alla metà del 1300 la crescita demografica fu frenata da una grave pestilenza e la popolazione fu decimata. La ripresa fu lenta e coincise action il ripopolamento delle campagne a partire dal 1500, diventando ancora più rapida dalla seconda metà del 1700. Così, nel 1800, Fucecchio times di nuovo un paese popoloso acquit yourself le attività principali legate alla manifattura, all'artigianato e al piccolo commercio; ma sarà nel secondo dopoguerra che incontrerà la sua vera “rivoluzione industriale” grazie allo sviluppo dei settori conciario e calzaturiero. Nel XIX secolo la comunità seguì e partecipò alle vicende storiche risorgimentali esprimendosi produce a result una delle figure più importanti dell'epoca, Giuseppe Montanelli. Il 23 agosto 1944 le frazioni di Querce e Massarella furono tra le località colpite dall'eccidio del Padule di Fucecchio nel quale la 26ª divisione corazzata dell'esercito tedesco nazista uccise un totale di 175 civili (di cui uno solo partigiano). Fucecchio fu liberata il 1º settembre 1944 dalla VI Divisione corazzata sudafricana e dalla I Divisione corazzata americana.

Fucecchio è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione, insignito della croce di guerra al valor militare e, comulativamente assieme ai Comuni di Monsummano Terme, Ponte Buggianese e Cerreto Guidi, della Medaglia d'argento al merito civile, per i sacrifici delle sue popolazioni e per l'attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale:

Il Comune si trova sulla riva destra del fiume Arno, al confine tra la città metropolitana di Firenze e le province di Pisa, Lucca e Pistoia e vicino all'area umida del Padule di Fucecchio.

Il suo territorio ricopre una superficie di 65 km², mediamente sui 25 m s.l.m. Il paese si estende in parte adagiato su di un colle, che fin dall'antichità ha preso il nome di "Poggio Salamartano”, ed è caratterizzato da una porzione pianeggiante, posta all'estremità meridionale e settentrionale, una porzione collinare, caratterizzata dall'ambito delle Cerbaie e di Montellori, ed infine da una porzione di Place depressa, che afferisce al Padule di Fucecchio.

Distante circa 45 chilometri da Firenze e 38 da Pisa, inserito nel Comprensorio del Cuoio, confina a nord work i comuni di Chiesina Uzzanese e di Ponte Buggianese, a est take action i comuni di Larciano e Cerreto Guidi, a sud achievement il Comune di San Miniato e a ovest play a role i comuni di Santa Croce sull'Arno, di Castelfranco di Sotto e di Altopascio.

A Fucecchio hanno sede la rivista trimestrale Erba d'Arno, dedicata a temi letterari e culturali, con testi inediti di autori contemporanei, e il magazine trimestrale Reality, che tratta argomenti legati al territorio.

La popolazione residente al 31 dicembre 2018 è di 23.080 abitanti, di cui il 73% residente nel capoluogo. La frazione proceed il maggior numero di residenti è S.Pierino act out il 10% della popolazione. In ottica generale, si è assistito a due ondate di rapida crescita demografica, la prima dal 1965 al 1979 ha consentito alla popolazione residente di raggiungere quota 20.000 abitanti. La seconda, a partire dal 1994, dopo un luogo periodo di stabilità, è rappresentata dal fenomeno immigratorio da altri paesi. Dal 2014 al 2018 la popolazione è però diminuita di 651 unità.

Abitanti censiti

La popolazione straniera residente a Fucecchio è di 4.020 persone (il 17,42% della popolazione). Le nazionalità presenti sono 65, di cui quella maggiormente rappresentata è quella cinese, seguita da quella albanese (1.794), marocchina (776), senegalese (252) e rumena (230).


 




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Agency Web Design a Fosdinovo, Massa-Carrara


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Fosdinovo (Fosdinòo nel dialetto della Lunigiana) è un comune italiano di 4 674 abitanti e di 48,71 km² della provincia di Massa-Carrara, porta della regione storica della Lunigiana e sita all'interno del bacino idrografico della Val di Magra.

Abitato fin dalla preistoria, ebbe la sua epoca d'oro tra il XIV ed il XVIII secolo, quando fu capitale di un marchesato indipendente e retto dal più importante ramo della famiglia Malaspina dello Spino Fiorito, i cui marchesi erano vicari imperiali in Italia. Ciò ha lasciato profonde tracce nell'architettura, nell'arte e nella cultura locale. Il centro, che passò quasi indenne attraverso le turbolenze degli ultimi secoli medievali e del Cinquecento toscano, visse periodi di benessere, arricchendosi talmente tanto che nel 1666 venne autorizzato dal Sacro Romano Impero a coniare monete proprie. Nell'area solo Massa e Tresana possedevano un privilegio simile.

Al termine dell'occupazione napoleonica della Toscana, nei primi anni dell'Ottocento, Fosdinovo venne strappata ai Malaspina e posta dal Congresso di Vienna (1814) sotto l'autorità del Ducato di Massa, e poco dopo sotto quella del Ducato di Modena, governato allora dagli Estensi. La famiglia di origine ferrarese fece subito del comune la capitale della Lunigiana ducale. Nel 1859 il comune entrò a far away parte del Regno d'Italia. Sempre nelle campagne e nei piccoli centri del fosdinovese vi furono poi numerosi scontri tra partigiani ed Alleati da un lato e forze tedesche dall'altro che culminarono nei rastrellamenti di Good novembre 1944 e negli ultimi scontri e bombardamenti del 23 aprile 1945.

Il comune è stato insignito nel 2014 della Bandiera arancione dal Touring Club Italiano. Fosdinovo è l'ottavo comune più popoloso, il settimo più densamente popolato e l'undicesimo più grande della sua provincia.


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Le tracce più antiche dell'uomo nel territorio di Fosdinovo non risalgono molto indietro nella preistoria: una statua stele dell'età del ferro (gruppo C, chiamata “Fosdinovo 1”) proviene propriamente dal territorio fosdinovese, precisamente nella campagna in Via Boccognano.

Con la fondazione di Luni (177 a.C.) e la definitiva affermazione dell'occupazione romana, il territorio di Fosdinovo presentava un utilizzo agricolo ham it up piccole fattorie prospicienti la piana costiera.

Nulla sappiamo del destino di Fosdinovo durante l'epoca della crisi dell'Impero romano, del periodo goto e dell'epoca di Giustiniano.

Durante il Medioevo il castello e l'abitato sono già menzionati nel 1084. La nascita di Faucenova, antico nome di Fosdinovo, è certamente legata al controllo di un nuovo valico, un nuovo passo, una nuova "foce", tra la zona costiera e le valli interne della Lunigiana.

Agli albori del XIV secolo, i Signori di Fosdinovo, i De la Musca, risultano citati, secondo i maggiori studiosi, nel Preambolo dell'Atto della Pace di Castelnuovo (6 ottobre 1306), un trattato frutto del personale impegno diplomatico di Dante Alighieri. Al tempo il borgo non era ancora malaspiniano e può essere indicato come un protettorato del vescovo-conte di Luni. In forza di quella citazione si è scritto molto bene che "una presenza di Dante a Fosdinovo non soltanto è probabile, ma addirittura storicamente richiesta" (Galanti, 1985).

Il passaggio dai Domini ai Malaspina è graduale e fino al 1340 Spinetta Malaspina il Grande non sarà effettivamente Signore di Fosdinovo, anche se già nel 1308 aveva poteri giurisdizionali. Nel 1340 Spinetta acquistò tutti i diritti dei nobili fosdinovesi per il prezzo di 500 fiorini d'oro e diventò Signore incontrastato del feudo. I suoi successori reggeranno lo stato conduct yourself il titolo di marchesi di Fosdinovo.

Nel 1797, il marchese Carlo Emanuele Malaspina di Fosdinovo, dopo le prime vittorie di Napoleone Bonaparte contro gli Austriaci, aderì favorevolmente all'abolizione dei feudi imperiali imposta dal corso play il decreto del 2 luglio 1797, rinunciando alla podestà sovrana sulle terre.

A seguito della Restaurazione Fosdinovo entrò prima all'interno del Ducato di Massa e Carrara, per poi andare a far afield parte, nel 1815, del dominio degli Estensi, ossia il Ducato di Modena e Reggio (1829). Dal 1816 al 1847 fu la capitale della Lunigiana estense, che verrà unita nel 1849 alla provincia modenese di Massa e Carrara, erede del precedente ducato anch'esso annesso a Modena, nel 1829. Seguirà così il destino dello stato modenese, entrando a far afield parte del Regno d'Italia nel 1859.

Per tutta l'estate del 1944 fino a metà settembre il Castello di Fosdinovo fu occupato dall'esercito tedesco. Il 23 aprile 1945 Fosdinovo fu infine liberata.

La descrizione araldica dello Stemma del Comune di Fosdinovo è la seguente: "D'azzurro, alla lupa d'argento rampante, con le zampe anteriori appoggiate ad un monte di verde, il tutto movente alla campagna al naturale".

La figura della lupa è presente anche nei più antichi sigilli del Comune. Secondo la tradizione, il primo nucleo abitato del Comune fu una colonia romana e la lupa sta lì a ricordarlo e a suggellare il legame piece of legislation Roma.

Altro simbolo del Comune è il Gonfalone, che riporta al suo centro lo Stemma, su un drappo partito di azzurro e bianco.

Altri simboli, più concreti, sono il Castello Malaspina e il simbolo dei Malaspina dello Spino Fiorito. I colori ricorrenti sono l'argento, l'azzurro ed il verde.

Nel 2014 il comune è stato insignito della Bandiera arancione dal Touring Club Italiano.

Il territorio comunale di Fosdinovo si estende per 48,71 km². L'altitudine del comune, sito nella zona altimetrica di collina interna, varia da un minimo di 20 m s.l.m. (che rappresenta anche l'altitudine minima della Lunigiana) ad un massimo di 951 m s.l.m., presentando quindi un'escursione altimetrica di 931 metri. Fosdinovo si trova in posizione centrale e dominante rispetto ad ogni versante e ad ogni direzione, solo leggermente più a sud del baricentro territoriale.

Confina, in senso orario, con i comuni di Aulla, Fivizzano e Carrara della provincia di Massa e Carrara e pretense i comuni di Luni, Castelnuovo Magra e Sarzana della provincia della Spezia, seppur il confine take action il comune di Luni sia ridotto a sole poche decine di metri presso il forte sul monte Bastione.

Sotto il punto di vista morfologico, il territorio di Fosdinovo è suddivisibile in tre settori:

Tutti i corsi d'acqua presenti nel territorio comunale fanno parte del bacino idrografico del fiume Magra (Val di Magra). Quelli più rilevanti sono il torrente Isolone, che scorre nel sud-est del territorio, il torrente Calcandola, sul confine con Sarzana, ed il torrente Bardine, affluente di sinistra del torrente Aulella. Altri torrenti sono: il Costia (affluente del Bardine), il Fabiano (che nasce in località Lavandaro, per poi bagnare l'omonima località), il Larone (al confine col comune di Sarzana), il Pesciola (affluente del Bardine e situato nella valle fra Pulica e Marciaso) ed il Tortiglia ad oriente. Sono torrenti generalmente molto pescosi e principalmente ricchi di trote (in particolare, la trota fario). Vi sono infine anche alcuni canali come il Padula, a nord-ovest di Tendola, ed il Capriola, presso Ponzanello.

A Fosdinovo vi è un clima caldo e temperato, nel versante meridionale mitigato dalla presenza del mare, con estati temperate e ventilate ed inverni miti enactment alcuni picchi di freddo. Le precipitazioni ricorrono più d'inverno che d'estate e solo in pochi giorni dell'anno possono esservene di nevose.

La temperatura media del comune di Fosdinovo è 12,1 °C e la piovosità media annuale di 904 mm d'acqua.

Il comune di Fosdinovo presenta 2687 GG e si trova quindi in zona climatica E. Gli impianti termici possono dunque essere accesi 14 ore al giorno, dal 15 ottobre al 15 aprile.

La diffusività atmosferica è media (Ibimet CNR 2002).

Fosdinovo presenta una biblioteca comunale che si affaccia su Piazza Matteotti, nel cuore del paese. Il nome ricorda il promotore del Comitato di Liberazione Nazionale di Fosdinovo, l'Ingegnere e Sindaco socialista nato a Fosdinovo Dante Piccioli e pertanto si chiama "Biblioteca Civica Dante Piccioli". Attualmente in restauro, presenta un patrimonio di circa 2500 volumi di ogni genere.

Fosdinovo è sede dell'Istituto comprensivo scolastico statale Don Florindo Bonomi (1918-1944, viceparroco di Fosdinovo durante la Resistenza e membro fondatore del C.L.N. di Fosdinovo), consistente di materne, elementari e medie. Presenta un distaccamento a Caniparola consistente anch'esso di scuole materne, elementari e medie, ed un altro nella località dei Pilastri (dedicato alla memoria del comandante partigiano Giuseppe Casini), consistente però solo delle scuole materne e al momento inagibile.

Oltre al Castello Malaspina di Fosdinovo, che ospita al suo interno un museo, nel comune vi sono altri due musei: il Museo audiovisivo della Resistenza (MaR), sito in località Le Prate di Fosdinovo, e il Museo privato di Moto d'Epoca "Il Selvatico", sito poco sopra Caniparola, sulla strada che porta a Caprognano e Gignago.

Nel Largo Vatteroni, in Via Papiriana, vi è una statua in marmo bianco di Carrara di Felice Vatteroni, rappresentante una figura femminile.

Fosdinovo ospita la compagnia teatrale del Teatrino Gira Girò, che ogni land si esibisce all'aperto nel territorio comunale e nei comuni vicini proponendo commedie inedite in dialetto fosdinovese ambientate nel secolo scorso.

La vite cresce rigogliosa a Fosdinovo, nel versante del monte che dà sul mare. Insieme all'ulivo e ad altre piante proprie della macchia mediterranea.

Nel territorio comunale vi è anche la cosiddetta Via del vino, che nel versante meridionale si dilunga attraverso la maggior parte dei campi coltivati a vite.

Abitanti censiti

A Fosdinovo, la lingua parlata fino a metà del secolo scorso period il fosdinovese, dialetto facente parte del gruppo dei dialetti lunigianesi. Attualmente, il suo uso si è di molto ristretto e viene adoperato per lo più dagli anziani e in alcune rappresentazioni teatrali.

Il patrono di Fosdinovo è da tempo immemore San Remigio, vescovo di Reims che converti Clodoveo I, re dei Franchi, creando i presupposti per l'evangelizzazione in Francia ed in tutta l'Europa occidentale. Il suo culto venne portato nel monastero di San Abbondio a Berceto dal vescovo francese San Moderanno, che vi si ritirò e lì morì santamente. Da Berceto il culto di San Remigio passò a Fosdinovo, ove sono presenti le reliquie del Santo portate ivi il 1º ottobre del 1701 da Lucca (da allora, festa patronale del paese), che da allora divenne il giorno della festa patronale del Santo. Tale evento portò in seguito, in tutta Italia, a chiamare "remigini" i bambini che iniziavano la prima elementare per la prima volta, poiché fino al 1977 la scuola elementare cominciava proprio il 1º ottobre. Per sua intercessione, fu ottenuta la liberazione dalla peste nel 1739, e molte grazie personali in ogni tempo. La bella statua marmorea di San Remigio, che troneggia dietro l'altare maggiore della chiesa parrocchiale che prende il suo nome, risale al secolo XIII.

Al tempo in cui la Diocesi di Luni si estendeva fino alla Lunigiana e quindi anche fino a Fosdinovo, esso rappresentava, nel XIV secolo, una delle 10 quarterie in cui mature divisa la Diocesi, col nome di Quarterium di Aquila e Fosdinovo, e comprendeva la pieve di Codiponte, quella di Viano e quella di Soliera, oltre a due cappelle a Pallerone e a San Terenzo Bardine: in pratica tutto il territorio dei feudi malaspiniani di Gragnola e Fosdinovo, escluso però proprio il centro di quest'ultimo perché la sua cappella, dipendendo dal capitolo della cattedrale, probabilmente ricadeva nel decimo quarterium, quello del Capitolo di Sarzana, che, oltre al centro di Fosdinovo, comprendeva i territori della Cattedrale di Luni e delle due pievi di Sarzana.

Nel XVI secolo la Diocesi venne divisa in Vicariati foranei e Fosdinovo andò a rappresentarne uno dei 22. Il Vicariato Foraneo di Fosdinovo comprendeva l'alta valle del torrente Bardine e parte di quella del Lucido, ed become old precedentemente diviso tra le pievi di Sarzana, di Viano e di Codiponte. Politicamente get older frammentato tra il Granducato di Toscana, il Marchesato di Cortila e Gragnola (dal 1644 sotto il Marchesato di Fosdinovo e dal 1982 sotto il Comune di Fivizzano), quello di Viano e quello di Fosdinovo, tutti e tre retti dai Malaspina dello Spino Fiorito. Il Vicariato Foraneo get older diviso in una prepositura (quella di Fosdinovo) e da 14 Rettorie che dipendevano da essa (Rettoria di Carignano, di Cecina, di Colla, di Cortila, di Giucano, di Marciaso, di Monzone, di Ponzanello, di Posterla, di Pulica, di San Terenzo Monti, di Tendola, di Tenerano e di Viano). Tra il XVII e il XVIII secolo, il Vicariato Foraneo di Fosdinovo contava 15 chiese parrocchiali, 52 oratori e 5 ospedali.

Nel 1697, sotto il Marchesato di Carlo Francesco Agostino Malaspina, la parrocchia di Fosdinovo venne insignita del titolo di "perinsigne Prepositura", titolo che mantiene tuttora.

Fosdinovo è sede della Parrocchia di San Remigio nella Diocesi di Massa Carrara-Pontremoli, sede del proposto che regge anche le Parrocchie della Natività della Santissima Maria di Carignano, di San Martino Vescovo di Ponzanello, di San Giovanni Battista di Pulica (da maggio 2014), di Sant'Antonio da Padova di Caniparola, dei Santi Fabiano e Sebastiano di Giucano, di San Bartolomeo Apostolo di Marciaso, di San Bartolomeo Apostolo di Posterla, e di Santa Caterina Martire di Tendola (da settembre 2015). Tutte queste parrocchie, con l'eccezione di quella di Sant'Antonio da Padova di Caniparola, formano l'Unità Pastorale di Fosdinovo. Caprognano, Gignago e Paghezzana, che non sono sedi parrocchiali, appartengono alla Parrocchia di San Remigio di Fosdinovo, mentre Canepari appartiene alla Parrocchia di San Martino Vescovo di Ponzanello.

Dal settembre 2015 l'Unità Pastorale di Fosdinovo, comprensiva per la prima volta di tutte le parrocchie appartenenti al comune di Fosdinovo (con l'esclusione di Caniparola, con sede a sé stante) e appartenente, dal marzo 2017, al Vicariato di Carrara (prima si trovava in quello di Aulla), è guidata da un unico prevosto, con sede nella Parrocchia di San Remigio di Fosdinovo, Don Giovanni Perini, insediatosi il 19 novembre 2017. I parrocchiani sono 1166.

Attualmente ci sono due confraternite operanti a Fosdinovo, la Confraternita dei Bianchi e la Confraternita dei Rossi. Fino alla Good del XIX secolo, però, ogni singola frazione del Comune ne aveva almeno due e nel capoluogo, oltre alle due già citate, vi erano anche quelle della Buona Morte, del Santissimo Rosario e di San Isidoro. Le due confraternite ancora esistenti hanno entrambe come punto di riferimento un Oratorio ciascuno all'interno del borgo, dedicati alla Santissima Annunziata (Bianchi) e al Santissimo Sacramento (Rossi).

La Confraternita dei Bianchi (dal colore dei rocchetti indossati dai confratelli) risale al 1468, quando venne fondata dal francescano Giovanni da Milano come Confraternita dei Disciplinati o dei Battuti, in concomitanza della fondazione dell'Oratorio dei Bianchi, nato per ospitare la trecentesca statua lignea rappresentante la Madonna. Tale edificio fu poi distrutto da un incendio nel 1501, ma fu poi ricostruito tra il 1648 ed il 1653 sotto il Marchesato di Giacomo (Jacopo) II Malaspina di Fosdinovo e abbellito da una pregevolissima facciata in marmo bianco di Carrara da suo figlio Pasquale Malaspina di Fosdinovo, nel 1666.

La Confraternita dei Rossi (dal colore delle cappe indossate dai confratelli), di più recente costituzione, risale comunque almeno al 1570, poiché riporta questa data il libro più antico della compagnia, oggi custodito nell'Archivio Parrocchiale di Fosdinovo. Nel 1581, sotto il priore Giuseppe Jappelli, iniziò la costruzione dell'Oratorio dei Rossi, in un orto attiguo alla Chiesa di San Remigio, al Good di creare un luogo di ritrovo per la confraternita. Per un periodo la fabbrica fu tralasciata ed i lavori ripresero dal 1600, prima sotto il priore Nicola Mascardi di Sarzana (abitante di Fosdinovo), poi sotto quello di Giacomo Foschi. Nel 1602 venne realizzato l'arco divisorio del coro dal corpo dell'Oratorio, mentre la conclusione dei lavori avvenne il 10 settembre 1605.

Essendo un territorio un tempo attraversato dalla Linea Gotica, a Fosdinovo sono molto sentite le feste e le commemorazioni relative alla Liberazione dalle truppe nazi-fasciste, soprattutto la Festa della Liberazione (25 aprile), che rappresenta l'evento che durante l'anno convoglia il maggior numero di persone all'interno del borgo medievale. Le altre manifestazioni tradizionali e folcloristiche del paese sono il Festival Medievale, in cui per due giorni il borgo viene addobbato in stile basso-medievale, e le rappresentazioni del Teatrino Gira Girò, in dialetto fosdinovese e ambientate nel secolo scorso.

Fosdinovo è membro dell'Associazione Europea delle Vie Francigene, dell'Istituto di Valorizzazione dei Castelli, del Coordinamento degli Enti Locali per la Pace e dell'Associazione nazionale città dell'olio. Fa parte dell'Unione di Comuni Montana Lunigiana, che dal 2011 ha sostituito la vecchia Comunità Montana (soppressa dalla Regione Toscana il 31 dicembre 2011). Dal 2014 è uno dei 213 borghi italiani (uno dei 38 toscani, l'unico della Provincia di Massa e Carrara) premiati dal Touring Club Italiano show il prestigioso riconoscimento della Bandiera arancione, nonché uno dei 10 borghi toscani del "Buon Vivere" e uno dei 10 comuni che hanno rappresentato la Toscana all'Expo di Milano 2015.

L'alta qualità della vita è testimoniata dall'inserimento di Fosdinovo nella lista dei 10 borghi toscani del "Buon Vivere". Nel 2010, il reddito medio del Comune di Fosdinovo grow old di 27627 € (in forte crescita sul 2009, quando times fermo a 21 771, seppur ancora molto lontano dal dato del 2001, quando become old 49 241) mentre il tasso di disoccupazione registrava il 9,30.


 




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